Voci dal campo: storie di successo sulla prevenzione della violenza di genere nello sport
La violenza di genere nello sport è un problema troppo spesso nascosto dietro il fascino delle prestazioni atletiche e la ricerca dell’eccellenza. Ma nel dicembre 2024, l’UNESCO e l’Unione Europea hanno ospitato un evento significativo che ha portato alla ribalta le voci delle sopravvissute in modo potente: una tavola rotonda e la proiezione del documentario SUITE: Les violences sexuelles dans le milieu de l’athlétisme. (UNESCO, 2025).
Questo incontro non è stato solo simbolico. Ha segnato una chiara svolta negli sforzi globali per costruire ecosistemi sportivi sicuri, integrando le esperienze vissute nelle politiche, richiedendo riforme significative e spingendo le istituzioni ad ascoltare, agire e cambiare. In questo articolo esploriamo le storie di successo e le lezioni apprese dalle vittime, dai sostenitori e dalle istituzioni impegnate nella prevenzione della violenza nello sport.
Il documentario, realizzato dall’ex atleta professionista e attivista Emma Oudiou, dà voce ad atleti d’élite che condividono storie dolorose di abusi, sottolineando il coraggio e la forza necessari per parlare apertamente. Il percorso personale di Oudiou, da atleta ad attivista, sottolinea una verità fondamentale: le narrazioni delle vittime non sono semplici testimonianze, ma incoraggiamenti alla trasformazione. Ha sottolineato che integrare le prospettive delle vittime nella governance dello sport contribuisce a definire politiche più sicure, più reattive ed eque.
Durante il panel, i relatori hanno chiesto una riforma sistemica. Hanno sottolineato come le istituzioni debbano dare priorità ai meccanismi di segnalazione, all’istruzione e alla responsabilità, non solo alle prestazioni. Come ha affermato Emma, il benessere degli atleti non deve mai essere sacrificato per la vittoria. La dottoressa Yetsa Tuakli-Wosornu, ex atleta e accademica, ha sottolineato l’urgenza di sviluppare definizioni comuni e sistemi di dati concreti: solo così potremo comprendere veramente la portata degli abusi, fare confronti tra i vari paesi e elaborare strategie di prevenzione efficaci.
Al centro di questo lavoro c’è l’iniziativa Fit for Life dell’UNESCO. Il suo “Appello all’azione in 10 punti” delinea le aree prioritarie, dalla misurazione e dall’elaborazione partecipativa delle politiche alla salvaguardia, all’istruzione e alla difesa dei diritti. L’evento ha trovato riscontro anche negli sforzi legislativi in tutto il mondo: ad esempio, la Lei Maranhão brasiliana è stata elogiata come modello per aumentare le segnalazioni dei sopravvissuti e la responsabilità.
Non si tratta solo di politica. Il potere di SUITE risiede nella sua umanità: ascoltare le storie delle vittime rompe il silenzio, sfida lo stigma e crea lo slancio per il cambiamento. Come ha affermato una delle atlete protagoniste, Sarah Fofana-Koutouan, il film è “un grido di verità, ma anche un invito all’azione” che ci esorta ad ascoltare non solo con i nostri occhi, ma “con il nostro cuore e la nostra umanità”. Mettendo al centro le voci delle vittime, SUITE fa molto di più che raccontare il dolore: diventa un veicolo di trasformazione.
Una delle conclusioni principali del panel e degli eventi correlati è che la prevenzione deve iniziare con l’educazione. Oudiou e gli altri partecipanti al panel hanno sottolineato che tutte le parti interessate – atleti, allenatori, amministratori, genitori – hanno bisogno di formazione e sviluppo delle capacità per capire come si manifesta l’abuso, come segnalarlo e come sostenere i sopravvissuti.
Questo tipo di educazione riguarda anche le dinamiche di potere: in molti sport, il rapporto tra allenatore e atleta è profondamente squilibrato. Il panel ha chiesto canali di segnalazione sicuri e meccanismi indipendenti, in modo che gli atleti possano parlare senza timore di ritorsioni o vendette.
Questo evento che ha visto la partecipazione di molteplici parti interessate punta verso un futuro pieno di speranza: un futuro in cui le istituzioni collaborano con le vittime, i dati informano le politiche e lo sport diventa un campo sicuro per tutti. Ma il percorso è lungi dall’essere concluso. Per prevenire veramente la violenza di genere nello sport, dobbiamo continuare a far sentire la nostra voce, costruire sistemi e chiedere responsabilità, tutti insieme.
Riferimenti:
Dare voce agli atleti e alle vittime: l’UNESCO e l’UE collaborano per ospitare un panel e la proiezione di un documentario sul tema “Porre fine alla violenza contro le donne nello sport“. (13 gennaio 2025). https://www.unesco.org/en/articles/empowering-athlete-survivor-voices-unesco-and-eu-team-host-panel-and-documentary-screening-ending
Verso un campo di gioco più sicuro: affrontare la violenza contro le donne e le ragazze nello sport. (24 aprile 2024). https://www.unesco.org/en/articles/towards-safer-playing-field-tackling-violence-against-women-and-girls-sport